Facebook: alla ricerca del biz model perduto
@ Pasquale: Ciao bello! La gamba migliora, ma sono ancora un po' zoppo. Cnocordo con te. Al momento vedo solo un potenziale legato all' "arbitraggio" del prodotto: lo creo (o lo compro a prezzo basso), lo faccio crescere in utenti fino a farlo esplodere e poi passo la patata bollente a qualcun altro. Sono d'accordo anche sui gruppi: al momento mi pare l'unico mezzo che abbia un potenziale di monetizzazione. @ Alessandro. La domanda però resta sempre la stessa: come?
11/01/2009 ora: 17:55
by Emiliano | |
Post e commenti interessanti, aggiungo un punto 3: quelli che credono che Facebook e i social network, intesi come rete di conscenze (contact), di referenze (reference), di approvazioni (endorsement) e soprattuto di fiducia (trust), siano il cuore di ogni business.
10/01/2009 ora: 14:49
by Alessandro | | http://blog.chatta.it/alessandro/
Ciao Emil, la gamba? rispetto ai social network io non mi domando che Biz model abbiano gia da un pò. La vedo in modo forse banale : chi li crea cerca velocemente di venderli (e spesso è un model vincente), chi li compra prova a aumentarne l'audience per poi applicare quasi sempre una logica televisa (con le appendici contestuali o comportamentali che il web consente). Ho visto molti esempi in ambito affiliation di editori che hanno fatto davvero tanti soldi investendo sui social (in particolare Feisbuk). Credo che alla fine siano i gruppi la chiave di monetizzazione.
06/01/2009 ora: 22:21
by Pasquale | pasquale.silvi@gmail.com |
forse serve un cambiamento anche nell'advertising, sia chiaro...chi ha scommesso di sulle tradizionali campagne (cpm, affiliate, ecc.) ha fatto anche bei soldi. Ma siamo sicuri che questi strumenti funzioni anche in ecosistemi come quelli di un network sociale? La gente è stufa di questo tipo di pubblicità e i publisher dovrebbero smetterla di scroccare qua e la click infilando e camuffando textlink qua e la nelle pagine...l'essere "contestuale" non giustifica molte porcate che si vedono in rete...dove in alcuni casi più che ad un sito/servizio "utile all'utente e pieno di contenuto di qualità" sembra di arrivare su sito di arbitraggio nudo e crudo. cosa ne pensate?
22/12/2008 ora: 22:37
by nick | nick22@libero.it |
@ Thanx. Bel post! Condivido appieno le tue ipotesi (contextual e behavioural). Confermo cmq le perplessità sul biz model: è veramente la domanda da un milione (o mliiardo!) di dollari ;-)
16/12/2008 ora: 12:44
by Emiliano | |
@ Francesco. Mah dipende dal momento e dal gruppo. A me ad esempio capita con le letture: ci sono periodi in cui leggo fantasy, altri in cui prediligo i romanzi storici o la sci-fi. Idem per Facebook. La frequentazione dei tanti gruppi ai quali si appartiene determina il "behaviour". Poi ci sono gruppi più commerciali (es. i fans di Vasco Rossi o gli amanti dell'iPhone) e quelli meno commerciali (es. il gruppo "Nun devi rosicà se io cazzeggio su face mentre te stai a fa li botti"). I gruppi si prestano inoltre, molto più dei "muri", alla contestualizzazione della pubblicità (stile adsense, per capirci). I fans del gruppo dell'iPhone potrebbero trovarsi advertising di Apple, no? @ Thanx: leggerò il post molto volentieri ;-)
16/12/2008 ora: 10:00
by Emiliano | |
Ciao Ho scritto le mie riflessioni sulla mia esperienza su Facebook in questo post: http://www.thanx.it/seospecialistblog/index.php/facebook/fenomeno-facebook-la-mia-esperienza. Il sunto secondo me è che Facebook è adatto a promuovere eventi, siti o altro che abbiano già in sè un loro carattere 'social'; Ma forse dovrò fare un secondo post riguardo alle possibilità di fidelizzare i propri utenti/clienti riguardo un brand, luogo, azienda conosciuta e via dicendo... Ci sono già esperimenti in campo... Spero si riescano a monitorare i risultati... :)
16/12/2008 ora: 09:30
by ThanX | mail@thanx.it | http://www.thanx.it/
non credo sia un problema di targettizzazione per facebook, credo sia un problema di contenuti. Un tizio appartiene a tanti gruppi, che contenuti pubblicitari si porta dietro?
16/12/2008 ora: 07:27
by Dr.Tarr | |
Facebook: alla ricerca del biz model perduto
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